Secreti

Nobili di Montalto

La Storia

1. LA FAMIGLIA

La famiglia Secreti è una delle più illustri e antiche di Monterubbiano, documentata già nel 1461. Fu aggregata al patriziato di Camerino nel 1717 e a quello di Montalto il 20 Luglio 1788. Si legò in parentela con varie famiglie patrizie: basti pensare che la moglie di Vincenzo Secreti (1742-1815), Maria Gentiloni di Filottrano (1771-1841), era contessa del Sacro Romano Impero. La sala d'ingresso del Palazzo è ornata dallo stemma di famiglia. Il quadro ottocentesco su cui è raffigurato è diviso in due parti: a sinistra è rappresentato lo stemma dei Secreti Patrizi di Montalto e Cavalieri dello Speron d'Oro: "d'azzurro, al leone rivoltato e coronato all'antica d'oro, linguato di rosso, sormontato da tre stelle di otto raggi male ordinate d'oro, con la sbarra diminuita e abbassata attraversante di rosso", mentre a destra vi è lo stemma dei Marchesi Guidi di San Benedetto del Tronto: "d'azzurro, alla fascia di rosso accompagnata in capo da una stella di otto raggi ed in punta da un giglio, il tutto d'oro". Al di sopra dei due stemmi vi è un elmo sormontato da una corona all'antica, mentre da sotto affiorano le otto punte della Croce di Cavaliere dello Speron d'Oro, onorificenza di cui fu insignito Francesco Saverio (1793-1871) con Breve di Papa Gregorio XVI nel 1843.

2. IL PALAZZO

Il Palazzo Secreti è un edificio storico di particolare importanza per Monterubbiano e per il Fermano tutto. Il Consiglio Generale della nobile Terra nel Novembre del 1654 concesse ai fratelli Secreti don Regolo Attilio, don Uriano, don Erasmo e il capitano dell'esercito di Santa Chiesa Bernardo, il permesso di costruire sui resti dell'antico Cassero medioevale una "fabbrica di qualche considerazione non solo a proprio comodo, ma anche ad onore e abbellimento della patria" come recita il documento conservato nell'archivio storico comunale. I quattro fratelli realizzarono l'intera facciata seicentesca mentre in via Cassero si appoggiarono alle antiche mura e al vecchio fortilizio che inglobarono nel palazzo. La facciata principale del palazzo, seicentesca, è imponente e ne preannuncia la magnificenza con i suoi ambienti grandi e di notevole bellezza. Di grande pregio anche il portone ornato da una rosta in ferro battuto, presente anche sul contro portone che si apre verso il cortile interno. Sulla facciata principale si aprono le finestre di servizio dei magazzini oltre a quelle del piano nobile, mentre mancano le finestre riservate alla servitù, solitamente poste sottotetto. Mentre su quella in via Cassero le aperture sono ad un livello inferiore rispetto al piano nobile. Questa facciata originariamente era ben diversa da quella attuale: infatti curiosando con attenzione si notano sia un grosso arco murato forse risalente al 1700, probabilmente la rimessa della carrozza visto che il piano stradale era più alto di quello attuale, sia alcuni archi più piccoli su due livelli oggi murati. Questi sembrano formare quasi un piccolo loggiato aperto.

3. IL SALONE DEL BILIARDO

E' uno dei magnifici saloni del Palazzo. Di grandi dimensioni, è dominato dal biliardo del primo Ottocento, mentre il pavimento originale risale al 1600. Il grande salone del biliardo, di stile ottocentesco, nel 1700 aveva probabilmente un uso diverso. Secondo le antiche consuetudini more nobilium un palazzo, per essere davvero nobiliare, doveva sempre avere un teatro privato ed una cappella privata. Probabilmente in questa grande sala vi era il teatro. Nelle memorie di Vincenzo conservate nell'archivio storico di famiglia si legge in un documento: " Addì 28 marzo 1782 - Comprai cinque dozzene e mezza di sedie parte impagliate e parte da coprirsi, braccia 50 di damasco rosso per coprire le sedie" di certo destinate al teatro del palazzo.

4. LA CAPPELLINA

La sala adiacente al grande salone del biliardo è piuttosto particolare: una stanza piccola, stretta e lunga. Si ipotizza essere stata la cappellina di famiglia. La grande finestra la illuminava: in fondo l'altare, di fronte ad esso forse otto piccoli inginocchiatoi per due persone divisi tra i due lati, sedici posti per la famiglia Secreti. Tutto ciò avveniva in Ancien Regime.

5. LO STUDIO

Lo studio dell'avvocato Francesco Saverio Secreti (1897-1980) racconta il trascorrere della vita nel palazzo durante i vari secoli. Quando ormai gli splendori aristocratici erano passati, le varie stanze vennero vissute in altro modo, lontano da quello originale. Lo Studio presenta un particolarissimo soffitto risalente alla metà dell'800: è a volta, coloratissimo e vi sono rappresentati numerosi volti, appartenenti alle varie etnie del mondo: africani, asiatici, amerindi.

6. L'APPARTAMENTO DEI DOMESTICI

Dal grande salone del biliardo una porta si apre su alcuni gradini discendenti. Il lungo corridoio porta alle stanze dei domestici ricavate nelle antiche mura quattrocentesche su cui il palazzo era stato costruito. Sono state realizzate ad un livello leggermente inferiore rispetto al piano nobile proprio ad indicare la posizione sociale ed esistenziale più bassa rispetto ai loro signori. Lungo il corridoio si affacciano le stanze da letto e la sala da pranzo, mentre la stanza finale è la cucina, piuttosto ampia con l' antico camino seicentesco e i pregevoli lavatoi, illuminata da una finestra che guarda sul giardino. Era questo il mondo dell' antica servitù.

7. IL CASSERO

All'interno del palazzo Secreti si conserva un ambiente difficile da immaginare. Un ambiente che contrasta con la magnificenza e l'eleganza delle stanze del piano nobile. Un palazzo tanto raffinato e magnifico nasconde nella parte più bassa uno dei luoghi più antichi della nobile Terra di Monterubbiano, il più inespugnabile. L'antico Cassero fu realizzato tra il 1255 e il 1325. Tanta era la sua funzionalità che Francesco Sforza nel 1400 nel progettare la nuova cinta muraria lo conservò. Imponente e massiccio dall'esterno è totalmente in pietra, impenetrabile. Ha una forma quadrata e la volta a botte a sesto acuto. Dall'unica apertura presente emerge il notevole spessore delle sue mura, ben quattro metri, mentre in altezza raggiunge i sette metri. Era qui che i militari sostavano pronti ad attaccare il nemico e a difendere il Comune. Quando però la situazione era davvero critica, si ricorreva alla via di fuga che si apre sulla parte destra e che conduce fuori dal paese verso Porta San Basso. Ed è all'interno del Cassero che nel 1380 si rifugiò Brancuccio, il potente tiranno Monterubbianese sostenuto dai ghibellini, per sfuggire ai guelfi giunti anche dai paesi vicini, i quali volevano la sua testa.

8. IL GIARDINO

Lo storico locale Ernesto Garulli scrive "il palazzo Secreti un tempo magnifico, ornato di grandiosi saloni e di un gran parco". Il giardino di palazzo Secreti, ora all'inglese seguendo la moda ottocentesca, nel 1700 di certo avrà avuto l'aspetto più rigoroso del giardino all'italiana con statue, piccole fontane zampillanti e aiuole geometriche. Racchiuso tra gli antichi resti delle mura sforzesche, "protetto" dalla torre di avvistamento pentagonale, riservava piacevoli passeggiate anche in autunno, quando l'aria si faceva frizzante, grazie alla costante illuminazione del sole dal suo sorgere fino al tramonto. Vi si accede varcando il cancello in ferro battuto affiancato da due magnifici cipressi secolari. Un verdeggiante vialetto conduce all'interno. In fondo al viale quasi sicuramente si trovava una statua in stile neoclassico visibile dalla strada a portone, controportone e cancello aperto, la sera illuminata da torce. La si può immaginare poggiata in una nicchia ad arco ricavata nelle antiche mura, conun basamento e un ferro che la reggeva. L'ampio giardino oggi è in parte adibito a semplice orto. A destra in fondo al viale si innalza la torre d'avvistamento delle antiche mura sforzesche, il finestrone è sicuramente seicentesco, sotto di essa si intravede un'antica apertura probabilmente utilizzata dai soldati di guardia per salirvi. Proprio al termine del viale d'ingresso si trova un cippo funerario del "patrizio" Francesco Saverio Secreti (1793-1871).

9. IL RESTAURO

"Il Palazzo Secreti un tempo magnifico, ornato di grandiosi saloni e di un gran parco, oggi lasciato in abbandono per essersi la famiglia trasferita a Roma e non possedendolo più che in parte" così scrisse lo storico locale Ernesto Garulli nel 1948. Il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali con proprio decreto del 12 ottobre 1990 ha "considerato che l'immobile denominato Palazzo Secreti ha interesse particolarmente importante in quanto notevole costruzione risalente ai sec. XVII-XVIII eretta sulle rovine del Cassero del Castello Sforzesco esistente già nel primo decennio del sec XIII". In tempi recenti la famiglia Amurri ed in particolare l'ingegner Cesare Amurri (1959) ha realizzato il pregevole restauro della facciata esterna nonché di quella sul cortile interno e il nobile dott. Andrea Secreti (1956) il restauro del pozzo, del cancello d'ingresso al giardino, delle murature dello stesso, nonché della facciata della torre e del muro adiacente, con l'intento di restaurare a breve anche il muro esterno del Cassero, entrambi motivati dal desiderio di ripristinare, per quanto possibile, l'antico splendore.

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